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Va lodato il duo formato da Schiavo e Marchegiani

By Agosto 15, 2014 Gennaio 29th, 2019 No Comments

L’immagine più vivida del salotto musicale viennese all’inizio dell ‘Ottocento è quella del pianoforte suonato a quattro mani, simbolo di amicizia, affabilità, concentrazione in una comune strategia culturale e sociale. Franz Schubert, a sua volta, è l’emblema di questo mondo, anche se poi, in realtà, la sua produzione per pianoforte a quattro mani è limitata a pochi pezzi, tutti eccelsi però. Tra questi c’ è uno dei capolavori supremi del maestro, la Fantasia in fa minore che fa parte di quell’insieme di composizioni scritte nel 1828 durante gli ultimi mesi di vita sbalorditive per la meraviglia l’eccellenza assoluta della scrittura l’incessante fluire di una ispirazione che non si potrebbe immaginare più coerente e consequenziale. Lo spirito delle «schubertiadi» quelle mitiche riunioni miste di musica di chiacchiere e di progetti tra amici accomunati da un’ideale condiviso, è riversato nelle ultime composizioni del grande maestro a piene mani, in lavori per lo più monumentali. La Fantasia per pianoforte a quattro mani sta degnamente a fianco di altri suoi brani giganteschi, nella dimensione fisica e nel pensiero, come la Sinfonia in do maggiore, detta poi «la grande», che Schumann riscoprì e valorizzò come le ultime tre Sonate per pianoforte e il sublime Quintetto per archi. Il ricordo di Schumann è decisivo per comprendere quella contrapposizione tra l’uomo dell’ amicizia, quale Schubert,fu e l’uomo del tragico isolamento, quale fu Schumann, anche se si era inventato, sulla base di Hoffmann, un gruppo di amici fantastici con cui dialogava e creava. Schubert gli amici ce li aveva sul serio e la sua musica parla proprio di condivisione, reciproca comprensione. Va lodato il duo formato da Schiavo e Marchegiani che hanno registrato queste composizioni con quella composta sobrietà che non cede al sentimentalismo, abolisce la falsa idea dell’alone sonoro e definisce un timbro nel contempo tondo e spigoloso L ‘ immenso tema della solitudine e del suo esorcismo è superbamente espresso dai due eminenti pianisti.

Claudio Strinati
Il Venerdì di Repubblica”
15 agosto 2014

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